martedì 18 giugno 2013

Twitter e ti dirò chi sei


Vista la pervasività dei social network nel nostro quotidiano era solo questione di tempo che qualcuno li utilizzasse come base per realizzare studi psicologici di profili. Ma se i risultati che saranno presto illustrati al MIT potranno essere usati in ambito giuridico essi hanno grande validità anche per capire meglio come si difonde un’idea o un prodotto.


Un team del CIMeC (Centro interdipartimentale Mente-Cervello) dell’Università di Trento sta svolgendo un interessantissimo e pionieristico lavoro per il riconoscimento automatico della personalità di un individuo da un suo testo, o da un suo gruppo di testi, scritto sul Web, fondamentalmente sui social network.


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Il ricercatore Fabio Celli, parte dello staff, organizzerà presto il primo workshop sul tema al MIT di Boston. Lo studio comunque non ha preso in considerazione solo i singoli testi ma anche il modo in cui sono impiegati per creare o rafforzare relazioni tra utenti ed è molto importante perché da un lato potrà avere una rilevanza in ambito forense, per stabilire ad esempio la personalità dell’indagato, in un mondo in cui i testi scritti sono sempre più rari (lettere lunghe, diari) ed è quindi quasi sempre impossibile effettuare perizie psicologiche classiche, ma dall’altro aiuterà soprattutto gli esperti di marketing a capire meglio certi meccanismi di diffusione di idee e giudizi su brand e prodotti tramite il passaparola e a individuare dunque gli utenti più adatti a fare da canali di diffusione dei messaggi pubblicitari all’interno delle strategie del cosiddetto marketing virale, ossia quella forma pilotata di espressione, solo apparentemente libera e spontanea, riguardo a certi prodotti, al fine di far circolare determinate impressioni all’interno dei social network.


Ultimamente ad esempio si è scoperto che Samsung pagava degli utenti per promuovere i propri device e al tempo stesso parlare male degli HTC. Se gli utenti scelti sono quelli giusti è relativamente facile infatti condizionare il giudizio di intere community su un prodotto, sfruttando la cosiddetta web reputation di certe figure.


Questo lavoro però va oltre, come spiega lo stesso Celli: “Studiando le interazioni su Twitter, abbiamo rilevato che gli utenti emotivamente stabili hanno interazioni forti, nel nostro caso conversazioni, con una cerchia ristretta di utenti, mentre quelli classificati come nevrotici tendono ad avere interazioni deboli, cioè che spesso non ricevono risposta, e cercano di conversare con utenti più lontani nella Rete, come se non riuscissero a stabilizzare i legami conversazionali e ne cercassero di nuovi. In questo modo, i nevrotici mettono in piedi delle reti comunicative che, per quanto deboli, permettono ad un potenziale messaggio o idea di diffondersi più facilmente e a una distanza maggiore.”


Insomma per il marketing pilotare gli utenti nevrotici potrebbe essere alla lunga più proficuo che tentare di influenzare le reti sociali attraverso gli utenti con una posizione riconosciuta e condivisa.


Al di là del singolo studio comunque è importante tenere a mente che quello che scriviamo sul Web ormai resta, in maniera altrettanto indelebile di quello che un tempo si scriveva su carta e che tutti noi possiamo potenzialmente essere studiati da degli esperti.


La nostra personalità dunque è ormai soggetta a diffusione quanto i nostri scritti e il proliferare di social network ai quali partecipiamo non aiuta, da questo punto di vista, a mantenere la nostra privacy. Pensate dunque sempre bene a ciò che scrivete e a dove lo fate.






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