I social sono ormai uno strumento fondamentale anche per la SEO. Influenzano in modo determinante la visibilità di un sito, fanno aumentare le visite e – a quanto pare – potrebbero far registrare delle conseguenze dirette anche nelle SERP, proprio come accede da anni per i link, uno dei fattori ancora oggi fondamentali per il posizionamento di un sito sui motori di ricerca.
Ma – vista l’importanza delle condivisioni e delle azioni di apprezzamento da parte degli utenti (“mi piace”, retwit, pin, ecc), è possibile che il valore dei link si ridurrà lasciando il posto alle attività svolte sui social e al grado di apprezzamento riscosso dai contenuti postati?
È ciò che si è chiesto Gabriel Gervelis, uno dei collaboratori di Search Engine Journal, che ha pubblicato un approfondimento proprio sull’evoluzione dei link e delle condivisioni social.
Secondo Gervelis, se i “segnali” sociali diventassero i “nuovi link” del futuro assisteremmo ad una trasformazione anche nel funzionamento dei maggiori motori di ricerca.
Uno dei cambiamenti che i motori potrebbero introdurre è una riduzione drastica (o moderata) del valore dei link in entrata presenti in un sito web. Se oggi i link che puntano alle pagine dei siti rappresentano un punto fondamentale delle strategie adottate per dare visibilità, probabilmente in futuro perderanno questa enorme importanza e lasceranno spazio ad altri fattori.
Nell’evoluzione delle migliori pratiche messe a punto periodicamente nel mondo della SEO, stiamo assistendo alla crescente importanza dei segnali sociali attraverso gli utenti che manifestano il loro apprezzamento verso un determinato dominio.
E allora ci si chiede: “in che modo Google considererà e indicizzerà i messaggi postati sulle bacheche di Facebook?”.
Un’altra domanda da porsi è come farà Google a calcolare il valore delle condivisioni sociali e se il valore proveniente dai social network, trasferito ad determinata pagina web, sarà distribuito ed esteso anche alle altre pagine dello stesso dominio oppure no.
Ad esempio, allo stato attuale della SEO, se una pagina web riceve un link da un dominio .edu (proveniente ad esempio da una nota università americana), il potere della estensione.edu riesce a trasferire un valore più alto di quello dato da un link proveniente da un dominio .net. E lo stesso link in entrata può distribuire valore supplementare anche alle altre pagine del sito a loro volta linkate.
Di conseguenza, poiché le condivisioni social avvengono quando gli utenti cliccano sul “mi piace” di un post, oppure quando condividono o retwittano un determinato contenuto, il valore dato dai segnali sociali può estendersi anche alle altre pagine del sito e migliorarne il posizionamento complessivo?
E poi – nell’era del post-panda e post-penguin, la domanda nasce spontanea: Google utilizzerà delle penalizzazioni anche in relazione ai social e che tipo di strumenti userà? E quali conseguenze ci saranno?
Poniamo il caso in cui Google possa assegnare un determinato peso alle persone che condividono sui social ma che potrebbero essere considerati spammer. Poniamo poi l’ipotesi in cui la pagina Facebook di un salone di un parrucchiere, che opera esclusivamente nella periferia di Catania, riceva improvvisamente centinaia di migliaia di apprezzamenti da parte di utenti di tutto il mondo. È probabile che anche a Google risulti strano e che il motore riconosca come spammose (o poco trasparenti) le condivisioni e gli apprezzamenti su quella pagina.
È prevedibile che Google applichi ai social gli stessi schemi adottati nel corso degli anni ai link: dopo un primo periodo di grande libertà, dove è possibile condividere qualsiasi cosa da parte di chiunque, ci sarà un algoritmo che farà pulizia di tutte le azioni spammose e ripristinerà un certo ordine anche nelle condivisioni sociali.
In breve, con ogni probabilità, Google metterà fine (o almeno tenderà a ridurre in modo incisivo) la compravendita di fan, oggi molto diffusa in molte aziende incapaci di guardare lontano.
Ciò dimostra ancora una volta che maggiore è l’importanza acquisita da un determinato fattore di posizionamento, maggiori saranno le conseguenze (negative o positive) derivanti dal nostro comportamento e dal nostro rispetto delle regole.
Usabilità e tempo di permanenza sul sito: due segnali che fanno la differenza
In uno degli aggiornamenti lanciati da Google negli ultimi anni, abbiamo visto anche quello relativo all’usabilità e alla fruibilità dei contenuti su un sito: delle pagine ben fatte, usabili e interessanti tendono a trattenere più a lungo un utente e questo si rifletterà nel posizionamento del sito nelle SERP.
Un sito lento, con una grafica stressante e contenuti pubblicati in modo confuso tenderanno comunque ad essere penalizzati. Anche se i post di quel sito pubblicati su Facebook ricevono ogni giorno una valanga di condivisioni.
Morale?
Anche se un contenuto dovesse ricevere improvvisamente tanti apprezzamenti sui social, nel caso in cui il sito di riferimento abbia difficoltà ad ottenere link in ingresso e a trattenere l’utente sulle pagine, verrebbe comunque penalizzato.
In conclusione, quando assisteremo al sorpasso dei segnali social sulla link building?
Probabilmente dal prossimo anno, quando le aziende si sposteranno in massa sui social.
In ogni caso, non dimentichiamoci che ottenere link in ingresso sul nostro sito (purché naturali e ottimizzati in modo corretto) resta ancora uno dei modi più efficaci per migliorare il proprio posizionamento.
Vuoi pianificare la tua strategia sui social? Rivolgiti a noi!
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