domenica 12 agosto 2012

Zé, il casinista sa fare gol



Zè Eduardo

Zè Eduardo




Castel di Sangro - «Mi hanno soprannominato Zé Twitter? Non c’è problema. Magari a qualcuno non piace che scriva su Twitter ma per me è importante. È un modo per tenermi in contatto con le 255mila persone che mi seguono e mi sostengono. E il mio valore voglio dimostrarlo sul campo».


Zé Eduardo sorride sempre, è il primo a fare scherzi, uno dei più casinisti dello spogliatoio. Finito l’allenamento, dal tunnel dello stadio Patini si alza alto il ritmo della “Balada boa” di Gustavo Lima. Sorrisi, battute, voglia di rivincita. E la difesa orgogliosa di una passione che qualche critica l’anno scorso gliel’ha provocata.


«Non sto mica tutto il giorno a scrivere sul telefonino ma mi piace comunicare quello che faccio ai miei amici che sono in Brasile e naturalmente anche ai tifosi del Genoa, che mi hanno sempre trattato con grande affetto», aggiunge l’attaccante brasiliano, la cui rincorsa estiva è stata solo un po’ rallentata da un problema gastrointestinale.


«Ho avuto un po’ di fastidio alla pancia, ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male ma ora sto benissimo». Nel frattempo, dopo i due gol di Alessandria, ecco quello segnato al Pescara, che ha dato al Genoa il pari.


Un anno dopo il suo arrivo, cos’è cambiato?

«Tutto, quel che è successo nella passata stagione l’ho dimenticato, cancellato. Non mi ero mai infortunato, me ne sono capitate di ogni tipo, operazione all’appendice compresa. Ora ho avuto il tempo di fare un po’ di vacanza, stare con i miei famigliari, ricominciare nel modo migliore. E i risultati si stanno vedendo. Sono stanco ma contento. E grazie a Dio ora stanno arrivando anche i gol».


Il ritiro è finito, una piccola pausa e poi c’è la Coppa Italia. Prima però c’è il tempo per un ritorno in Brasile. Giusto?

«Sì, ho da prendere un po’ di cose da portarmi a Genova e poi voglio vedere i miei familiari. Domenica (oggi, ndr) è la festa del papà, mi fa piacere stare un po’ con lui, visto che in Italia non può venire perché ha problemi con gli aerei. Mamma e papà sono la cosa più importante, tutto quello che faccio è per cercare di renderli felici e orgogliosi di me. Quest’anno poi ho scelto il 57 come numero di maglia, cioè il loro anno di nascita».


In Brasile tornerà anche l’ultimo arrivato Anselmo.

«Un bravo ragazzo. Non lo conoscevo, anche dal punto di vista calcistico e invece mi ha molto impressionato. Mi fa piacere avere un brasiliano in squadra, così posso parlare un po’ in portoghese».


Si è parlato molto del suo matrimonio con la fidanzata Luiza imposto dal suocero prima della partenza per l’Italia.

«Lo so, l’ho letto. Gliel’ho chiesto subito e mi ha detto che non era vero, che le cose non sono andate proprio così. Ama la sua fidanzata, stanno insieme da tanti anni e quindi era normale che si sposassero. Quando vai lontano dalla tua famiglia e dal tuo Paese avere una donna al fianco è importante».


E il suo matrimonio con Lais?

«Non abbiamo avuto tempo per prepararlo, lo abbiamo solo rinviato, ci sposeremo presto. Conta molto per me. Però ho anche una fidanzata genovese».


Una tifosa del Genoa?

«Sì, si chiama Carlo. Scherzo, naturalmente. È la persona che a Genova mi è stata più vicina fin da quando sono arrivato. Mi ha aiutato in tutto, anche a crescere nella mentalità e a integrarmi nella nuova realtà».


Ora tocca a lei aiutare Anselmo.

«Lo farò volentieri. L’anno scorso sono stato fuori per sei mesi per gli infortuni. Mi mancava lo l’atmosfera dello spogliatoio, non avevo fatto in tempo a conoscere bene i miei compagni. Nessuno mi chiamava, mi sentivo solo e inutile. Ora invece tutto è diverso».


Come va con i compagni?

«Benissimo, il migliore è Felipe Seymour. Sorride sempre, trasmette allegria, non è mai triste. In Brasile prima di ogni partita nello spogliatoio c’è musica a tutto volume. Qui invece si cerca la concentrazione. Io non riesco a stare concentrato in silenzio. Ho bisogno di parlare, lo faccio soprattutto con i sudamericani come Seymour, Anselmo e Jorquera. È un modo per scaricare la tensione e stare tranquillo. Anche perché il mister non mi permette di mettere musica prima di scendere in campo».


A proposito, come si sta con De Canio?

«Per me è stato fondamentale. Parliamo tanto, in campo e fuori. Mi fa sentire importante, corregge gli errori che faccio, mi incoraggia, mi rimprovera. So che devo adattare il mio stile di gioco al campionato italiano, rientrare a dare una mano dietro, essere sempre in movimento e non aspettare solo il pallone. Se ho un problema ne parlo con lui, è sempre disponibile».


Un messaggio twitter ai tifosi?

«Quando stavo fuori sentivo l’atmosfera del Ferraris e mi venivano i brividi. Voglio dimostrare loro quello che valgo. Si aspettavano il giocatore che ha vinto la Copa Libertadores, che ha giocato con Neymar. Invece non ho combinato niente. Voglio ripagarli di tutto quell’affetto che hanno avuto nei miei confronti».


© Riproduzione riservata


Annunci Google

Altre sport







Nessun commento:

Posta un commento