Elisabetta Canalis usa Twitter per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, respingendo al mittente le accuse più o meno velate apparse sui giornali in merito ad una sua presunta partecipazione alle feste di Arcore. L’affaire Ruby ed il contestuale processo milanese in procinto di entrare nel vivo, fanno da miccia alle roventi polemiche costruite attorno all’ormai leggendario “cerchio magico” femminile di Silvio Berlusconi. Fanno ancora discutere le esternazioni di Karima El Marhoug mandate in onda da Michele Santoro nel corso della prima puntata di Servizio Pubblico su La 7, essendo ormai palpabile la frattura tra Ruby “rubacuori” ed il resto delle invitate fisse alle “cene eleganti” a casa dell’ex Presidente del Consiglio.
Arriva dal profilo Twitter di Elisabetta Canalis una risposta, tanto secca quanto (a suo modo) esaustiva alle tesi di Ruby e di qualche altra “olgettina” chiamata a testimoniare in tribunale a Milano : “Una pazza ha inventato tutto, coinvolgendo persone come me che ad Arcore non ci sono mai state”, questa la stoccata diretta all’ormai quasi ventenne marocchina “colpevole” di aver messo nel tritacarne della procura persone del tutto estranee agli scandali del “bunga bunga”.
Silvio Berlusconi è il principale imputato nel processo Ruby (Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti gli altri “vip” indagati), ma l’accusa di sfruttamento della prostituzione minorile, a detta della Canalis, merita di cadere nel vuoto “perché l’età del consenso sessuale deve essere abbassata a 14 anni, come in qualunque paese civile, vietando però la prostituzione ai minori di 21 anni”. Uno sfogo, quello dell’ex compagna di George Cooney, destinato forse ad essere ripreso nella futura deposizione in aula, dato che la convocazione già disposta dai giudici milanesi non è stata onorata (ufficialmente) per “problemi di visto”.
Tanta è la carne al fuoco per gli inquirenti , alla luce delle contastanti versioni sui fatti fornite sia in tribunale che sui mass media dalle diverse partecipanti di cosiddetti “festini hard” di Arcore: il quadro, di per sé tutt’altro che semplice per la natura dei reati contestati ed il coinvolgimento di personaggi illustri, si è complicato dal primo momento con le reciproche prese di distanze tra i 3 coimputati Fede, Minetti e Mora, l’un contro l’altro armati in questa difficile controversia giudiziaria. Come se tutto ciò non bastasse, la “storica” condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per il reato di evasione fiscale (in primo grado) nel processo Mediaset renderà ancora più velenoso il clima, caricando di responsabilità i magistrati milanesi chiamati a pronunciarsi sul “Ruby-gate”. Finirà davvero, come auspica “ardentemente” Elisabetta Canalis, “in un nulla di fatto”?
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