martedì 30 ottobre 2012

Strategie social: twitta pure, ma sei più Facebook o più Linkedin? - The Biz Loft


Tra le varie strategie social possibili, qual è la migliore? La risposta vera, sincera, realista è una sola: non esiste. Il web fa questi scherzi. Veloce, vorace e virtuoso, confonde un po’ tutti. Una volta le aziende non capivano perché bisognasse aprire un sito online e comunicare in digitale. Oggi s’interrogano se sia il caso di andare sui social network. La risposta è scontata: si. Lo dicono i numeri, lo conferma il mercato. In soldoni, significa che tutti dobbiamo investire in una digital strategy.


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Lasciamo stare Pinterest, interessante, ma ancora in fase di sperimentazione. Che si tratti di voi o dell’azienda in cui lavorate, la questione se sia meglio investire su Twitter, Linkedin o Facebook (o ancora …tutti insieme… contemporaneamente) ha un errore di fondo. Perché in un mondo che pullula di social media, scegliere una o più strategie social (soprattutto in Italia) dipende anche da come siete e da come volete proporvi.


Il popolo di chi vorrebbe farlo, di chi pensa di farlo, di chi lo fa


Chi progetta strategie social sa che non è facile. Bisogna essere dei comunicatori, ma non basta. Bisogna essere dei sociologi, ma non basta. I più presuntuosi pensano che basti osservare bene tutto quel che succede sui social più importanti, studiando cosa fanno i Paesi più avanzati di noi. I più ingenui pensano che basti conoscere un po’ di marketing. Senza contare che ormai di esperti di strategie social in giro ce ne sono tanti. Ma sappiate che anche loro hanno appena imparato (e continuano a imparare a farlo) perché nel web cambia tutto molto in fretta. Andare su Twitter, su Linkedin e su Facebook è più di una strategia: è uno stile di sopravvivenza.


Gestire le strategie social: dai click ai Like, dai follower ai fan


Perché esserci? Perché sviluppare strategie social? Ormai detto e ridetto: i clienti parlano di noi e noi dobbiamo ascoltarli, la brand reputation è statisticamente dimostrato che accresce il vostro punteggio (personale o aziendale che sia), i trend aiutano a generare attenzione e via dicendo. E se una volta era sui click che si misurava il Roi della web economy, oggi si può contabilizzare la quantità dei Like e dei Tweet. Ma non solo: il circuito del si dice, si parla, si commenta, segue nuovi canali di relazione. Le strategie social sono proattive: si ascolta per reagire. Il vero problema è gestire in maniera analitica e intelligente tutto il flusso di informazioni che arrivano dai social network (ecco perché si chiamano strategie social al plurale).


Esistono delle metriche per questo, che fungono da Kpi. Ad esempio che rilevano il numero di persone che hanno richiesto maggiori informazioni tramite un forum, il numero di persone influenti che hanno twittato l’argomento, il numero di blog influenti che hanno parlato dell’argomento. Ma potremmo continuare: interessante per certe strategie social misurare il numero di features suggerite dagli utenti, che saranno implementate o il numero di informazioni che abbiamo scoperto riguardo i nostri clienti (e che, altrimenti, non avremmo mai scoperto).

In pratica, non esiste una regola universale su come misurare il ritorno dell’investimento (Roi) delle attività svolte sui social network. Dipende dalla strategie social che si vogliono innescare. Perché ogni social ha una sua logica, ma anche un suo stile di comunicazione. Twitter, Linkedin e Facebook sono realtà a sè stanti per genere, numero e caso. Vediamole, una per una.


strategie-social-rfidTwitter


È informazione travestita da anticomunicazione: Twitter è un tam tam costante del di tutto un po’. Poche battute che generano microvettori di senso, in un crescendo di ondate che portano le persone verso altre persone che approdano su un contenuto piuttosto che un altro.


Ognuno ha il suo stile dentro quelle 140 battute. L’obbiettivo è diventare influenti per acquisire autorevolezza. La strategia social, in questo caso, è se l’obiettivo siete voi come persona, voi come azienda, voi come brand, voi come prodotto o voi come linea di prodotti. I toni? Meglio effervescenti e positivi (che la depressione non attira le masse).


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Facebook è diverso: condominio dalle mille finestre aperte in cui guardare ed essere guardati attraverso una strategia social che punta a incentivare e coinvolgere in modo creativo le persone (trasformandole in fan), attirandole con post altamente virali e il più possibile divertenti.


La strategia social punta a una fidelizzazione rafforzata attraverso il sottile meccanismo dei Like, diventati un fenomeno di democratizzazione dell’opinione (che identifica i gusti e crea code e mode di maggioranza verso personaggi, prodotti, marchi, servizi o fenomeni).


Anche qui i toni vincono se sono ottimistici e positivi, rafforzati da momenti di serietà, magari demandandata a un’immagine o a un video, più che alla retorica del commento. In tutto questo, di mezzo c’è il diario personale e ci sono le chat con tutti i commenti possibili. Anche se la strategia va fatta pulsare sulla bacheca in home page.


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È il social network più interessante: nato per il business è diventato a tutti gli effetti un nuovo media, alla stregua di Radio, giornali o televisione. Le informazioni postate sono tantissime e per i professionisti rappresenta la migliore rassegna stampa digitale al momento disponibile. I contenuti (scritti, illustrati, audio o video) sono preselezionate dai membri delle community di cui si è scelto di fare parte. Per questo è grandemente in target con gli interessi e gli obiettivi personali e professionali (e viceversa). Su Linkedin si generano canali di attenzione da cui scaturiscono ondate di curiosità e nuovi spunti di riflessione sempre in tema.


Se dovete scegliere tra varie strategie social, sappiate che Linkedin va ben al di là degli annunci commerciali o di lavoro. Si diventa influenti per le cose interessanti che si hanno da dire. E, se non si ha niente da dire personalmente, si segnala qualcosa che ha interessato e fatto riflettere per condividerla con gli altri colleghi. Perché la premessa è che non ci sono fronzoli, frizzi o lazzi. Non si perde tempo, la discrezione rispetto alla vita privata è sovrana. Non c’è una maggioranza: ognuno parla per sé e rimane sé stesso come persona, proponendosi come professionista.


Su Linkedin c’è un popolo di cervelli pensanti che, oltre a fare il loro lavorare, leggono, hanno delle idee, cercano un confronto, commentano per informare, provocare, domandare o condividere dubbi, vision e metodi. Tra le strategie social Linkedin è quello che ha un tono preciso. Che siate azienda o libero professionista vince il vostro stile, la vostra classe, il vostro modo di essere coerenti con il vostro lavoro e il vostro pensiero. Con un aplomb molto lontano dal mero marketplace.






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