21 novembre 2012
Lo Shipping scopre
i social network
Genova - «Social media shock per gli armatori», titolava il 29 marzo 2011 il Lloyd’s List. L’articolo del giornale britannico presentava uno studio della società di consulenza Mti Network sui rapporti fra internet e industria dello shipping. Molti armatori, spiegava lo studio di Mti, non si rendono conto di quante informazioni sul loro conto circolano sui social network, pronte a saltare fuori nel momento meno opportuno. Un anno dopo, il 21 marzo 2012, lo stesso Mti comunicava con un “tweet” (“cinguettio”, ossia un messaggio sulla piattaforma online Tweet) che «sempre più compagnie dello shipping vedono la necessità di una politica dei social media». In seguito ci sono stati alcuni tentativi di quantificare i rapporti fra operatori dello shipping e social media. Nel luglio scorso McQuilling Services pubblicava i dati di una ricerca su 50 compagnie marittime da cui risultava che circa il 25% di queste utilizza Facebook, il principale social media, nato per mettere in comunicazione gli studenti universitari e oggi usato da milioni di persone in tutto il mondo; erano il 25% anche le utenti di LinkedIn, che invece si rivolge alle imprese e cerca di mettere in contatto chi cerca e chi offre lavoro; e il 10% quelle di Twitter, uno strumento caratterizzato soprattutto dallo scambio rapido di notizie. L’ultima ricerca in questo campo è arrivata nei giorni scorsi da ShipServ, società che offre servizi di e-commerce online.
Da un sondaggio su 150 armatori e società di distribuzione risulta che il 65% ha un profilo su LinkedIn. Questo figura come il social network online più utilizzato dal settore. Tuttavia ShipServ, segnala anche che il 45% dei manager anziani di queste imprese hanno poco o nessun interesse per questi strumenti e che il 40% delle imprese non calcola il rientro degli investimenti su Internet. Ciò non toglie che ormai questi strumenti siano visti come necessari. Nel 70% dei casi l’utilizzo dei social media è aumentato nell’ultimo anno. Come spiegava a luglio McQuilling, «fraintesi come strumento di autopromozione, servono in realtà a scambiare informazioni». E non si tratta solamente di questo. L’online è diventato uno strumento di business. Per l’85% di chi ha risposto, nei prossimi 12 mesi aumenterà l’utilizzo dell’e-commerce nello shipping, sia per gli approvvigionamenti sia per gli acquisti. Il 25% compie già online l’intero ciclo degli acquisti, il 10% in più rispetto al 2011. ShipServ sottolinea che sono cambiati i tempi da quando molti rispondevano che i social media sono una «perdita di tempo». Una rapida carrellata su LinkedIn mostra che sono presenti con un loro profilo tutte le maggiori compagnie portacontainer.
La top ten risulta leggermente diversa rispetto a quella, fornita da Alphaliner, sulla capacità della flotta. Se Maersk è sempre al primo posto, calcolando i contatti (21.155, oltre a 6.671 dipendenti con un profilo proprio), al secondo si attesta Cma-Cgm (9.889 contatti e 3.661 dipendenti iscritti). Msc è solamente quarta (4.127 contatti e 1.173 dipendenti), scavalcata anche da Apl (7.993 contatti e 3.683 dipendenti). Seguono Hanjin (rispettivamente 3.037 e 849), Hapag Lloyd (2.002 e 1.040), Mitsui Osk Line (1.204 e 625), Evergreen (980 e 110), China Shipping (643 e 279) e infine Cosco (128 e 10). La classifica ha valore puramente indicativo, visto che si tratta di compagnie internazionali che spesso hanno anche profili per le controllate regionali, come Coscon Uk (113 e 17).
Alberto Ghiara
shipping@ilsecoloxix.it
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