su twitter. mA IL RAGAZZINO HA RICANTATO GIOVEDì ( E FORSE ANCHE DOMENICA)
Insulti razzisti al bimbo che canta l'inno
La storia che fa vergognare l'America
L'undicenne Sebastien De La Cruz, vestito da mariachi messicano, lo aveva eseguito prima delle finali Nba. Obama lo ha difeso
Il giovane Sebastien De La Cruz
Quel canto doveva essere un peana all'integrazione, un omaggio al meticciato, essenza del sogno americano. E invece si è trasformato in una brutta storia di razzismo. Martedì scorso, a San Antonio, Texas, prima del terzo atto delle finale Nba, tra gli Spurs e Miami, era stato deciso di affidare la rituale esecuzione dell'inno a stelle e strisce a un giovanissimo interprete, l'undicenne Sebastien De La Cruz, già discretamente conosciuto laggiù per aver partecipato ad "America's Got Talent".
L'esibizione del piccolo Sebastien De La Cruz
INSULTI VELENOSI - D'origine messicana come il 63% degli abitanti di San Antonio, ma nato e cresciuto nella metropoli di frontiera, Sebastien ha dunque egregiamente intonato «The Star-Spangled Banner», vestito di tutto punto in tenuta da mariachi, i cantastorie tanto popolari sotto (ma anche sopra ormai) il Rio Grande. Il brutto è avvenuto dopo: su twitter hanno iniziato a circolare velenosi insulti razzisti. «Come si fa ad affidare l'inno a un immigrato clandestino?» . O a un «fagiolaro?»( a beaner, come vengono dispregiativamente chiamati i messicani). E questi erano i meno offensivi.
ENDORSEMENT DI OBAMA - Fortunatamente però, di fronte a questo mare di cattiverie (trasversali tra l'altro, i tweet provenivano da utenti bianchi, ma anche afroamericani ), c'è stata la pronta reazione della società di basket e della comunità di San Antonio. Il ragazzino è stato richiamato giovedì per cantare in gara -4, introdotto dal sindaco della città Julian Castro, radici messicane anch'egli. E ha ricevuto pure l'endorsement dal presidente Obama. Che, evidentemente sensibilizzato sul brutto affare, sempre su Twitter, ha invitato a seguire la performance di Sebastien in diretta tv.
POTREBBE CANTARE ANCHE DOMENICA- E Sebastien potrebbe cantare anche in gara 5, in programma domenica sera: «Io sono un americano che vive il sogno americano», ha scritto il ragazzino su Twitter. Sì, una volta di più, per dare uno schiaffo ancor più forte a quest'America lontantissima dalla filosofia che l'ha costruita in oltre duecento anni di storia: il melting pot che si rinnova generazione dopo generazione.
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