Il futuro dei trapianti potrebbe essere nei social media. In America, grazie a una campagna su Facebook, sono aumentati i donatori di organi. La comunicazione virale a catena, tipica di questo mondo, si è rivelata uno strumento efficace per sensibilizzare le persone su temi che riguardano la salute.
A confermarlo è uno studio pubblicato sull'American Journal of Transplantation. Andrew Cameron, professore associato di chirurgia presso la Johns Hopkins University School di Medicina e alcuni suoi colleghi hanno pensato di sfruttare la viralità di Facebook per raggiungere più persone possibili e motivarle a diventare donatori al momento della loro morte. Con una modifica della timeline, è stata data la possibilità di mettere come status: donatore di organi.
Gli utenti che cambiavano il loro status acconsentivano a essere inseriti nel registro nazionale dei donatori e, al tempo stesso, la modifica veniva comunicata, tramite messaggio, a tutti gli amici.
BOOM DI ISCRIZIONI. Solo nel primo giorno (primo maggio 2012), ci sono state 13.054 nuove iscrizioni online, con un aumento del 21 % circa rispetto alla media di 616 registrazioni. Gli Stati più attivi sono stati: il Michigan (più 6,9 iscrizioni) e la Georgia (oltre 108,9). «La risposta a breve termine è stata incredibilmente positiva, nulla di paragonabile con i tradizionali mezzi di comunicazione. Il numero di nuovi donatori di organi è cresciuto al doppio della velocità normale, anche nei 12 giorni successivi», ha detto Andrew M. Cameron. «Se siamo in grado di sfruttare questo entusiasmo a lungo termine allora possiamo davvero iniziare a sperare. Il bisogno di donatori di organi supera di gran lunga l'offerta disponibile e questo potrebbe essere un modo per cambiare le cose».
Sempre più persone in attesa di trapianto. Ma i donatori non aumentano
Negli Usa, negli ultimi 20 anni, nonostante molte campagne di sensibilizzazione, il numero dei donatori è rimasto invariato rispetto al numero di persone in attesa di un trapianto che è cresciuto di 10 volte. Secondo la Optn, Organ Procurement and Transplantation Network, oggi, negli Stati Uniti, ci sono più di 118 mila persone in attesa di un trapianto: 96.554 di reni, 1.181 di pancreas, 2.089 di reni e pancreas, 15.746 di fegato; 265 di intestino; 3.504 di cuore, 1.655 di polmoni.
Tra gennaio e marzo 2013 sono stati eseguiti solo 6.891 trapianti. Un altro studio, pubblicato sulla rivista americana, Annals of Internal Medicine, ribadisce il potenziale dei new media. In questo caso, lo «strumento virale» è stato un video di cinque minuti scaricabile sull'iPod.
VIDEO VIRALE. Il video mostra un gruppo di persone che si confrontavano sul tema: donazione di organi, senza distinzione di razza e di sesso. Il messaggio era: «Giovani, vecchi, asiatici, africani, americani, ispanici, maschi, femmine, sono tutti qui. Che hanno ricevuto organi, visto i loro cari morire in attesa di un trapianto, fatto la scelta di donare se stessi».
Su 952 partecipanti di età compresa tra i 15-66 anni, l’84% ha acconsentito a diventare donatore. Il bisogno di trapianti è fortemente correlato al continuo invecchiamento della popolazione. Secondo un rapporto del Department of Economic and Social Affairs Population Division delle Nazioni Unite, dal 1950 al 2050, il numero di anziani con più di 65 anni è destinato ad aumentare con una ricaduta sulla richiesta di organi.
IL TRAPIANTO DOPO I 60 ANNI. Secondo l’International Society for Heart and Lung Transplantation, il 20% di coloro che oggi ricevono un cuore nuovo ha più di 60 anni. Lo stesso vale per i trapianti di reni. Con risultati incoraggianti. I pazienti tra i 60-69 anni che subiscono un trapianto hanno una probabilità superiore al 50% di vivere.
In questo quadro, l’utilizzo dei nuovi media e in particolare dei social network può diventare decisivo. «Possono essere agenti di cambiamento sociale, capaci di mobilitare le persone per cause importanti», ha concluso il dottor Cameron.
Giovedì, 20 Giugno 2013
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